Tris d’assi su Slow Wine

La Guida “Slow Wine” si propone con un approccio diverso dalle altre pubblicazioni in tema di divulgazione enologica: si tende all’approfondimento della descrizione del contesto e delle caratteristiche delle varie aziende, di conseguenza si rifiuta di svilire la valutazione di un vino alla mera attribuzione di un punteggio, ecc. Vengono attribuite diverse categorie di menzioni e riconoscimenti, non per accontentare tutti ma al contrario per individuare ed esaltare le caratteristiche positive di ogni realtà.
Pure, c’è un premio che non ammette ambiguità di sorta: parliamo dei “Grandi Vini”; il nome dice tutto, parliamo di bottiglie che emozionano, gratificano, giustificano e significano la passione per il grande vino.
Ebbene, da fonti attendibili si legge che nell’edizione 2012 di “Slow Wine” ben tre sono gli “assi” calati sul tavolo dell’eccellenza dalle aziende curate da Emiliano Falsini per la parte enologica, e da tre regioni diverse. Dalla Sicilia il primo, meritato riconoscimento per l’elegante tessuto fruttato del Faro Doc “Oblì” 2009 di Enza La Fauci, un vino ottenuto da un uvaggio a base di tipiche varietà autoctone siciliane con particolare riferimento a Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Nocera e Nero D’Avola; dalla Toscana, l’IGT Avvoltore 2009 di Moris Farms si conferma un grande classico tra i supertuscans, impeccabile espressione del carattere e della tensione del Sangiovese impreziosito da piccole aggiunte di Cabernet Sauvignon e Syrah, il tutto sullo sfondo del carattere solare della Maremma grossetana; infine dall’Umbria, ormai l’orto di casa per Emiliano, l’ennesimo riconoscimento per il Montefalco Sagrantino Campo alla Cerqua di Tabarrini, un vino che fin dalle sue prime uscite ha destato favorevolissimi riscontri per la sua eleganza e finezza gustativa cosa non banale in una varietà come il Sagrantino.
Che dire? Che evidentemente tra questi vini così doverosamente diversi nell’espressione delle rispettive, irrinunciabili peculiarità territoriali, si può comunque riconoscere (ci si passi il termine) una comunità d’intenti, un’aspirazione all’eleganza che va al di là della mera pienezza strutturale. Vini che si bevono, che emozionano, che si fanno apprezzare per il grande legame con il terroir di origine.

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